Sospensione o riduzione dell’affitto per il Coronavirus per le case

affitto coronavirus

È possibile la sospensione del canone di affitto per il Coronavirus nei contratti a uso abitativo?

A differenza di quanto abbiamo visto per le locazioni commerciali, per le locazioni ad uso abitativo è più difficile sostenere che vi sia un diritto dell’inquilino alla sospensione del canone di locazione a causa dell’emergenza da Covid 19.

In tal caso, infatti, a differenza dell’ipotesi delle locazioni commerciali, ove si può sostenere la tesi della mancanza del godimento dell’immobile, l’emergenza da coronavirus non ha ingenerato un’impossibilità dell’obbligazione del locatore di messa a disposizione dell’abitazione, né può dirsi che vi sia un inadempimento di quest’ultimo.

Infine il pagamento dell’affitto non può essere sospeso per nessuna ragione collegata alle possibilità economiche dell’inquilino o a sue vicende lavorative, come ad esempio un licenziamento.

È possibile la riduzione del canone?

Il locatore può essere invitato a ricondurre a equità, anche solo per un periodo limitato, le condizioni economiche del contratto di locazione, allo scopo di evitare una risoluzione dello stesso su iniziativa del conduttore (cfr. artt. 1464 e 1467 c.c.).

Questa previsione si rifà al principio di buona fede contrattuale, a fronte di un’emergenza sanitaria che ha mutato in modo rilevante l’equilibrio delle reciproche obbligazioni di locatore e conduttore.

Spetterà, tuttavia, al locatore acconsentire ad un ridimensionamento del canone locativo, non essendoci alcun obbligo dello stesso di concederlo.

Come procedere per ridurre l’affitto durante il Coronavirus?

Per ridurre il canone di affitto basterà una semplice scrittura tra locatore e conduttore che faccia riferimento al contratto originale, indicando i dati del locatario e del locatore nonché riportando l’importo del canone stabilito e di quello ridotto accordato. Inoltre, va indicato il periodo durante il quale l’inquilino pagherà meno di affitto. La scrittura privata che determina questa modifica può essere scambiata tramite posta elettronica certificata (Pec) e avrà piena efficacia tra le parti.

La registrazione può essere fatta, da una delle parti, anche se normalmente viene fatta dal proprietario che ha interesse a far valere la riduzione al fine di non pagare tasse sulla parte di canone non incassato. Per completare la registrazione occorrerà compilare anche il “Modello 69”, scaricabile sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Una volta passata l’emergenza coronavirus, conviene depositare l’atto di riduzione, in originale e debitamente sottoscritto, all’ufficio delle Entrate competente.

La suddetta procedura non implica alcuna spesa di registrazione o di bollo.

 

Se hai bisogno di assistenza contattami compilando il form qui sotto riportato:

Contributo Affitti: gli aiuti in Campania e Lazio

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CONTRIBUTO AFFITTI REGIONE CAMPANIA

La Regione Campania ha riconosciuto ai cittadini in difficoltà nel pagamento dei canoni di locazione a seguito dell’emergenza creata dal Coronavirus un bonus affitto.

In particolare si tratta un contributo straordinario che copre la metà del canone di locazione per tre mesi, per un importo massimo complessivo di € 750,00.

Le domande vanno presentate al Comune in cui si trova l’immobile e le scadenze per la presentazione delle stesse, pur variando da Comune a Comune, sono tutte prossime in quanto i Comuni devono girare l’elenco delle domande alla Regione entro il 12 maggio.

Ad esempio, per il Comune di Napoli la domanda può essere presentata entro il 7/5/2020.

I Comuni possono acquisire le domande anche per il tramite o col supporto dei Caf, Centri di assistenza Fiscale, o delle organizzazioni sindacali.

Per richiedere il bonus si deve essere in possesso dei seguenti requisiti:

  1. Essere titolare di un contratto di locazione, registrato prima del 23/02/2020 ed in corso di validità, di un appartamento di categoria da A/2 ad A/7 adibito ad abitazione principale.
  2. Non essere titolare del 100% del diritto di proprietà, usufrutto, uso o abitazione di un alloggio situato nella Regione Campania e adeguato al proprio nucleo familiare.
  3. Aver percepito nell’anno 2018, per l’intero nucleo familiare, un reddito imponibile pari o inferiore ad € 35.000,00.
  4. Per i nuclei familiari in cui vi è un soggetto titolare di reddito di impresa, arte o professione: aver subito, per effetto delle misure restrittive introdotte per il contenimento dell’epidemia da COVID-19, una riduzione del volume d’affari di almeno il 50 per cento sul totale dei mesi di marzo e aprile 2020 rispetto ai mesi di gennaio e febbraio del medesimo anno.
  5. Per i nuclei familiari in cui vi è un soggetto titolare di reddito da lavoro dipendente o assimilato al lavoro dipendente: aver subito, per effetto delle misure restrittive introdotte per il contenimento dell’epidemia da COVID-19, una riduzione del reddito da lavoro dipendente e/o assimilato di almeno il 20 per cento sul totale percepito nei mesi di marzo e aprile 2020 rispetto ai mesi di gennaio e febbraio del medesimo anno.
  6. Per i nuclei familiari in cui vi sono soggetti titolari di redditi da lavoro dipendente e soggetti titolari di reddito di impresa, arte e professioni, oppure il medesimo soggetto è titolare di entrambe le categorie di reddito, è necessario che per almeno una categoria di reddito sia rispettato il requisito di cui ai punti 4 o 5.

(fonte)

CONTRIBUTO AFFITTI REGIONE LAZIO

Anche la Regione Lazio ha emanato delle misure molto simili a quelle della Regione Campania.

I contributi sono previsti per sostenere in parte il pagamento dei canoni di locazione su alloggi di proprietà sia privata sia pubblica per tre mensilità dell’anno 2020 (40% del totale di tre mensilità), e su richiesta dei beneficiari il contributo può essere versato direttamente ai locatori.

Anche in questo caso le domande vanno presentate al Comune in cui si trova l’immobile e le scadenze per la presentazione delle stesse, pur variando da Comune a Comune, sono tutte prossime in quanto i Comuni devono girare l’elenco delle domande alla Regione entro il 25 maggio.

Ad esempio, per il Comune di Roma la domanda può essere presentata entro il 18/5/2020.

In particolare i requisiti per accedere al contributo per la Regione Lazio sono i seguenti:

  1. cittadinanza italiana, di un paese dell’UE, ovvero, nei casi di cittadini non appartenenti all’UE, in possesso di regolare titolo di soggiorno;
  2. residenza anagrafica o locatari di alloggio per esigenze di lavoro e di studio, nel Comune e nell’immobile per il quale è richiesto il contributo per il sostegno alla locazione;
  3. titolarità di un contratto di locazione o di assegnazione in locazione di unità immobiliare ad uso abitativo regolarmente registrato;
  4. mancanza di titolarità di diritti di proprietà, usufrutto, uso ed abitazione su alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare nell’ambito territoriale del Comune di residenza ovvero nell’ambito territoriale del Comune ove domicilia il locatario di alloggio per esigenze di lavoro e di studio. Il presente requisito deve essere posseduto da tutti i componenti il nucleo familiare;
  5. non avere ottenuto per l’annualità 2020 indicata nell’avviso, l’attribuzione di altro contributo per il sostegno alla locazione da parte della stessa Regione Lazio, di Enti locali, associazioni, fondazioni o altri organismi;
  6. reddito complessivo familiare pari o inferiore a € 28.000,00 lordi per l’anno 2019 e una riduzione superiore al 30% del reddito complessivo del nucleo familiare per cause riconducibili all’emergenza epidemiologica da Covid-19 nel periodo 23 febbraio –31 maggio 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno 2019. Tale riduzione potrà essere riferita sia a redditi da lavoro dipendente (riduzione riferita a licenziamento, riduzione orario di lavoro, cassa integrazione ecc), sia a redditi di lavoro con contratti non a tempo indeterminato di qualsiasi tipologia, sia a redditi da lavoro autonomo/liberi professionisti.

(fonte)

Se hai bisogno di chiarimenti in merito ai requisiti per accedere al beneficio rivolgiti al nostro studio, saremo lieti di aiutarti.

Sospensione o Riduzione dell’affitto per il Coronavirus nelle Locazioni Commerciali

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La questione relativa alla possibilità per i conduttori di immobili per uso commerciale di sospendere, per tutta la durata dell’emergenza da coronavirus, il pagamento dei canoni di locazione è dibattuta ed ha dato vita a due orientamenti opposti, uno favorevole e uno contrario.

Vediamo cosa sostengono coloro che sono contrari alla sospensione del canone e coloro che sono favorevoli.

 

Tesi favorevoli alla sospensione dell’affitto per il Coronavirus

I sostenitori della tesi favorevole alla sospensione del canone si rifanno all’art. 1256 c.c., che dispone quanto segue:

l’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile.

Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’adempimento”.

Pertanto, alla luce del comma 2 del suddetto articolo, il sopraggiungere di una causa di “forza maggiore”, che rende temporaneamente impossibile l’esecuzione del contratto, giustificherebbe l’eventuale ritardo da parte del conduttore nell’adempimento della propria obbligazione di pagamento del canone.

Secondo i sostenitori di tale tesi, fintanto che perduri l’emergenza sanitaria, il ritardo nel pagamento dei canoni non dovrebbe configurare responsabilità in capo al conduttore che però, al termine della stessa emergenza, dovrà pagare tutti i canoni arretrati.

 

Tesi Contraria alla Sospensione

Secondo i sostenitori della tesi contraria, il conduttore sarebbe legittimato alla sospensione o riduzione del canone di locazione solo in caso di inadempimento del locatore, cosa che non si verificherebbe a seguito dei provvedimenti del governo che impongono la chiusura dei negozi.

Infatti, l’immobile locato, durante l’emergenza da Covid 19, sebbene non accessibile a lavoratori e al pubblico, permane nell’esclusiva disponibilità del conduttore, che ivi custodisce beni e mezzi di produzione, per cui non vi sarebbe alcun inadempimento da parte del locatore giustificante una sospensione o una riduzione del canone.

 

È Possibile la riduzione o la sospensione dell’affitto per il Coronavirus?

Il locatore può essere sollecitato a ricondurre a equità, anche solo per un tempo limitato, le condizioni economiche del contratto di locazione, al fine di evitare una risoluzione dello stesso su iniziativa del conduttore (cfr. artt. 1464 e 1467 c.c.).

Questa previsione si rifà al principio di buona fede contrattuale, a fronte di un’emergenza sanitaria che ha mutato in modo rilevante l’equilibrio delle reciproche obbligazioni di locatore e conduttore.

Spetterà, tuttavia, al locatore acconsentire ad un ridimensionamento del canone locativo, non essendoci alcun obbligo dello stesso di concederlo.

 

Per la complessità ed incertezza delle questioni giuridiche trattate, che tu sia locatore o conduttore di immobile per uso commerciale, è importante rivolgersi ad un avvocato esperto in materia di locazioni che possa sostenere al meglio ciascuna delle tesi sopra descritte.

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Recesso e riduzione del canone per il Coronavirus

Considerato che l’emergenza del coronavirus ha impedito a molti esercenti di attività commerciali la possibilità di poter svolgere la propria attività vediamo quali sono i rimedi che i conduttori possono mettere in atto:

  • recesso per gravi motivi;
  • risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta;
  • rinegoziazione del contratto di locazione.
  • impossibilità della prestazione temporanea per cause di forza maggiore.

Recesso per gravi motivi

L’art. 27 della Legge 27 luglio 1978 n. 392 consente al conduttore, qualora ricorrano gravi motivi, la possibilità di recedere dal contratto con preavviso di almeno sei mesi da comunicarsi con lettera raccomandata.

Si ritiene che la situazione emergenziale che stiamo vivendo vada a configurare proprio quei gravi motivi che legittimano il conduttore al recesso del contratto.

Risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta ex art. 1467 c.c.

L’attuale emergenza sanitaria sembra configurare proprio un avvenimento straordinario ed imprevedibile che, ai sensi dell’art. 1467 c.c., crea uno squilibrio tra le prestazioni del contratto di locazione, ai danni del conduttore, che legittima quest’ultimo ad adoperare tale rimedio.

Il vantaggio di questa soluzione è quello di evitare il preavviso di 6 mesi per gravi motivi.

 

Rinegoziazione del contratto di locazione

In alternativa, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 1467 c.c., il conduttore potrà sollecitare il locatore (ma non obbligarlo) a ridurre l’importo del canone di locazione al fine di evitare la risoluzione.

 

Impossibilità temporanea dell’adempimento

L’art. 1256 c.c., stabilisce che:

“L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile.

Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’adempimento”.

Pertanto, rappresentando l’emergenza del coronavirus una causa di forza maggiore, alla luce dell’articolo sopra indicato, potrebbe ritenersi giustificato il ritardo del conduttore nel pagamento del canone di locazione, non avendo la possibilità tra l’altro di svolgere la propria attività.

Ciò non comporta, tuttavia, che venga meno l’obbligo di pagamento dei canoni di locazione relativi ai mesi di marzo e aprile 2020, legittimando al massimo il conduttore a sospendere i pagamenti fino a che non riprenda l’attività con la fine dell’emergenza sanitaria.

Se hai bisogno del nostro studio per sollecitare una rinegoziazione del contratto di locazione con il locatore, sia per azionare un altro dei rimedi sopra indicati puoi scrivermi qui:

La giustizia al tempo del coronavirus

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Bentornato nel mio blog!

Come cambia la giustizia con il coronavirus?

In materia di giustizia ti spiego, di seguito, cosa ha previsto il decreto legge 17 marzo 2020 n.18 c.d.“CURA ITALIA”.

La finalità del decreto legge è quella di emanare disposizioni che possano contrastare l’emergenza da coronavirus e evitare ripercussioni negative sullo svolgimento dell’attività giudiziaria.

In particolare viene introdotto un “periodo cuscinetto”, a decorrere dal 9 marzo e sino al 15 aprile 2020, nel quale:

  1. sono rinviate d’ufficio, a data successiva al 15 aprile 2020, le udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari italiani, con alcune eccezioni denotate da particolare urgenza;
  2. sono sospesi i termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti sopra indicati, fatte salve le eccezioni richiamate. Ove il decorso dei termini inizi durante il periodo di sospensione, tale inizio è differito alla fine di detto periodo.

Cosa accade successivamente al 15 aprile?

A decorrere dal 16 aprile e fino al 30 giugno 2020 i capi degli uffici giudiziari potranno adottare misure finalizzate a consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della salute, nonché al fine di evitare assembramenti all’interno degli uffici giudiziari e contatti ravvicinati tra le persone.

In particolare i capi degli uffici giudiziari potranno adottare le seguenti misure:

  1. la limitazione dell’accesso del pubblico agli uffici giudiziari, garantendo l’accesso in caso di attività urgenti;
  2. la limitazione dell’orario di apertura al pubblico degli uffici ovvero, in alcuni casi, la chiusura al pubblico;
  3. la regolamentazione dell’accesso ai servizi tramite mezzi di comunicazione telefonica o telematica, nonché’ l’adozione di ogni misura utile ad evitare forme di assembramento;
  4. l’adozione di linee guida per la trattazione delle udienze;
  5. la celebrazione a porte chiuse delle udienze penali e civili pubbliche o di singole udienze;
  6. la previsione dello svolgimento delle udienze civili mediante videoconferenza;
  7. la previsione del rinvio delle udienze a data successiva al 30 giugno 2020 nei procedimenti civili e penali, con alcune eccezioni, tra cui ad esempio per le cause di competenza del tribunale per i minorenni, per le cause relative ad alimenti o ad obbligazioni alimentari e in generale per tutti i procedimenti il cui rinvio può produrre grave pregiudizio alle parti.

Come verranno gestite le procedure di sfratto e locazioni?

Anche in relazione alle procedure di sfratto, e locative in generale, vale, pertanto, la sospensione delle udienze fino al 15 aprile 2020, con un probabile ulteriore rinvio a data successiva al 30 giugno 2020.

Tuttavia le procedure di sfratto, in cui vi è stata già ordinanza di convalida, fino al 30 giugno non potranno essere concluse con l’esecuzione forzata del provvedimento mediante l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario.

Vengono rinviati gli sfratti in questo periodo di emergenza?

Con il cd. Decreto “CURA ITALIA” il Governo per dare un aiuto agli inquilini, ha stabilito, relativamente sia alle locazioni per uso abitativo che per uso diverso, che fino al 30 giugno le procedure di sfratto non potranno essere portate a termine.

Ciò vuol dire che chi ha ottenuto un’ordinanza di convalida di sfratto dal tribunale non potrà metterla in esecuzione avviando la procedura esecutiva e non si potrà chiedere, pertanto, lo sgombero con l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario.

Ciò non vuol dire che viene annullata la morosità, ma semplicemente che le attività esecutive dello sfratto sono rinviate ad un periodo successivo al 30 giugno.

Giustizia E CoronaVirus: Vengono rinviati i procedimenti in materia locatizia?

Il decreto ha stabilito un rinvio di tutte le udienze dei procedimenti civili, e quindi anche di quelle relative alle locazioni, a data successiva al 15 aprile 2020, con una possibile proroga di tale termine, da parte dei capi degli uffici giudiziari, a data successiva al 30/06/2020.

Quali sono le agevolazioni concesse dal governo per le locazioni?

Importanti novità vengono introdotte dal detto decreto in relazione alle locazioni ad uso commerciale in quanto lo stesso prevede un bonus specifico denominato “credito d’imposta per botteghe e negozi” consistente in un credito d’imposta del 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, per quegli immobili che rientrano nella categoria catastale C/1 (cioè appunto negozi e botteghe). Questo credito potrà essere utilizzato in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

Il bonus esclude tutte quelle attività che, in conformità con le disposizioni contenute negli allegati 1 e 2 del dpcm dell’11 marzo 2020, sono rimaste aperte perché ritenute essenziali come farmacie, parafarmacie e negozi di generi alimentari di prima necessità.

Nella Regione Campania sono state sospese le scadenze relative ai contributi per gli affitti e il termine per la presentazione delle domande è stato, pertanto, posticipato al 27 aprile prossimo, mentre verrà fissato a data da destinarsi, con apposita delibera di Giunta Regionale, il termine di scadenza per la regolarizzazione dei residenti in alloggi Edilizia Residenziale Pubblica.

Se hai bisogno di una consulenza in materia locatizia o di delucidazioni su come cambia la giustizia con il coronavirus, puoi scrivermi qui:

 

Bonus Affitto 2020: tutte le agevolazioni

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Bentrovato nel mio blog!

In questo articolo ti parlerò del Bonus Affitto 2020, di tutte le agevolazioni contenute nella Manovra 2020 che riguardano le locazioni e dei requisiti necessari per usufruirne.

Come funziona il Bonus Affitto 2020

Sin dal 1998 esiste un fondo (il Fondo Nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione), creato appositamente per garantire a un certo numero di cittadini delle agevolazioni riguardanti l’affitto.

Ogni anno, nella Legge di Bilancio, viene stabilito l’ammontare dei fondi ripartiti tra Regioni e Comuni, per garantire ai cittadini questo tipo di agevolazione.

Nella Legge di Bilancio per l’anno 2020, le risorse stanziate sono pari a 50 Milioni di Euro.

Come poter usufruire del Bonus 2020

Le agevolazioni sono disponibili soltanto per chi paga l’affitto in un determinato modo.

In che senso?

Dal 1 Gennaio 2020, la detrazione Irpef del 19% spetta soltanto a coloro che pagano l’affitto con bonifico bancario, postale o con qualsiasi altro sistema di pagamento tracciabile.

Cosa succede se l’affitto viene pagato in contati?

Si possono presentare due diversi casi:

Casa in Affitto come abitazione principale: in questo caso, chi rientra nelle soglie del bonus, può ottenere le detrazioni anche se il pagamento viene effettuato in contanti.
Abitazione non principale: diversa invece la situazione in questo caso. Per tutti coloro che non usano la locazione come prima casa, in caso di pagamento in contanti, il bonus affitto non può essere applicato.

Quali sono gli Importi del Bonus Affitto 2020?

ATTENZIONE: le detrazioni fiscali forfettarie non sono al 19% delle spese sostenute!

A determinare lo sgravio fiscale sono altri fattori:

Base del Contratto;
Caratteristiche dell’Affittuario.

Per ulteriore chiarezza, ecco uno schema delle fasce di reddito:

  • affitto abitazione principale: 300,00 euro se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro;
  • affitto abitazione principale: 150,00 euro se il reddito complessivo è compreso tra 15.493,72 e 30.987,41 euro;
  • affitto con cedolare secca: 495,80 euro se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro;
  • affitto con cedolare secca: 247,90 euro se il reddito complessivo è compreso tra 15.493,72 e 30.987,41 euro;
  • giovani tra i 20 e i 30 anni: 991,60 euro se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro;
  • lavoratori dipendenti fuori sede: 991,60 euro se il reddito complessivo non supera 15.493,71 euro;
  • lavoratori dipendenti fuori sede: 495,80 se il reddito complessivo è compreso tra 15.493,72 e 30.987,41 euro;

Per gli studenti universitari fuori sede, che sono titolari di un contratto di locazione, la detrazione è pari al 19% dell’importo, con limite totale di 2.633,00 euro (a patto che l’università di riferimento, sia almeno a 100 km dal comune di residenza).

Bonus Affitto 2020: i Requisiti

Questi i requisiti generale per poter usufruire del bonus affitto 2020:

  • cittadinanza italiana o di uno Stato UE (o permesso di soggiorno)
  • residenza anagrafica nel comune che pubblica il bando e nell’immobile per il quale si richiede il contributo per il sostegno alla locazione;
  • essere titolari di contratto di locazione ad uso abitativo regolarmente registrato, ad esclusione dei contratti stipulati per gli immobili di lusso;
  • essere in regola con i pagamenti del canone;
  • rispettare la soglia Isee;
  • non beneficiare di altri sostegni che riguardano il canone di locazione (Regioni, Associazioni, Enti).

I componenti del nucleo familiare devono rispettare, inoltre, questi criteri:

  1. non essere titolari di diritti di proprietà, usufrutto, uso ed abitazione su alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare nell’ambito territoriale di riferimento.
  2. non essere assegnatari di alloggi e di edilizia agevolata convenzionata.

Decreto Ingiuntivo per i Canoni di Locazione

decreto ingiuntivo per canoni di locazione

Ai sensi degli art. 658 e 664 c.p.c.,  con l’intimazione per convalida di sfratto il locatore può chiedere anche la contestuale emissione, nei confronti del conduttore, di un decreto ingiuntivo di pagamento, immediatamente esecutivo, avente per oggetto i canoni di locazione già scaduti, nonché quelli a scadere sino alla data dell’effettivo rilascio (si tratta di una forma eccezionale di “condanna in futuro”).

Un decreto ingiuntivo è l’ordine dato dal giudice ad un debitore di adempiere l’obbligazione assunta (ad es. il pagamento di una somma di denaro) entro un determinato periodo di tempo, in particolare 40 giorni, entro il quale il debitore può fare opposizione.

Il presupposto per l’emissione del decreto ingiuntivo esecutivo di cui agli art. 658 e 664 c.p.c. è l’emissione del provvedimento di convalida di sfratto per morosità.

Pertanto, se all’udienza di convalida viene richiesto il termine di grazia, il decreto ingiuntivo non verrà emesso, ma verrà emesso all’udienza successiva insieme alla convalida di sfratto.

Allo stesso modo, se viene proposta opposizione, non verrà emesso il provvedimento di convalida e, quindi, nemmeno il decreto ingiuntivo.

Se il locatore decide di promuovere il procedimento di ingiunzione dei canoni unitamente all’intimazione, è bene precisare che i due procedimenti sommari restano autonomi e, pronunciata la convalida, viene emesso un separato decreto ingiuntivo che non incide sulla prima.

In alternativa, il locatore potrà proporre un ricorso autonomo ex art. 633 e seg. c.p.c. per ottenere un decreto ingiuntivo per il pagamento dei canoni non corrisposti.

Il Giudice competente per la domanda è sempre il Tribunale e mai il Giudice di Pace, in quanto competente per materia in via esclusiva a decidere le controversie in materia di locazioni immobiliari, qualunque sia l’importo di cui si chiede il pagamento.

Opposizione al decreto ingiuntivo per i canoni di locazione

Contro il decreto ingiuntivo per i canoni di locazione è possibile proporre opposizione nel termine di quaranta giorni ma, a norma dell’art. 664 c.p.c., questa “non toglie efficacia all’avvenuta risoluzione del contratto”.

L’ opposizione, che si propone innanzi al Tribunale al quale appartiene il Giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo, è soggetta al rito locatizio e, pertanto, si propone con ricorso anziché con atto di citazione.

Niente più tasse se l’inquilino non paga i canoni

Il Decreto Crescita (Decreto Legge 34/2019) ha stabilito che non devono pagarsi più le tasse per i canoni di locazione non pagati. Il locatore potrà, pertanto, non dichiarare all’Agenzia delle Entrate i canoni che non gli sono stati ancora corrisposti.

Basterà al locatore notificare al conduttore l’ingiunzione di pagamento o una intimazione di sfratto per morosità, per non essere obbligato a riportare i canoni nella dichiarazione dei redditi.

Tali nuove regole, tuttavia, entrano in vigore dal 1° gennaio 2020 e, pertanto, tutti i contratti in corso e quelli stipulati fino al 31 dicembre 2019 restano ancora soggetti alla vecchia normativa che prevede che il locatore debba dichiarare al fisco i canoni della locazione, anche se non versati dall’inquilino, a meno che non sia intervenuta una risoluzione consensuale del contratto di affitto da parte di entrambe le parti.