
Introduzione
Può la presenza di un figlio con disabilità impedire uno sfratto immediato?
Una recente decisione del Tribunale di Pescara (Tribunale di Pescara, sentenza 30 gennaio 2025 n. 3169/2024) ha chiarito in che misura l’handicap all’interno del nucleo familiare possa giustificare il differimento dell’esecuzione del rilascio dell’immobile, anche se non in situazione di gravità.
La pronuncia è rilevante perché offre una lettura estensiva e concreta dell’art. 6, comma 5, della Legge n. 431/1998, con importanti riflessi per inquilini e proprietari.
Il caso: sfratto per finita locazione
La ricorrente aveva ricevuto un provvedimento esecutivo di rilascio per un appartamento a Pescara, con esecuzione fissata al 30 ottobre 2024.
All’interno del suo nucleo familiare vive una figlia minore disabile, riconosciuta come portatrice di handicap ai sensi dell’art. 3, comma 1, L. 104/1992.
La madre ha chiesto al Tribunale il differimento dello sfratto fino a 18 mesi, invocando la tutela per i soggetti socialmente fragili prevista dalla normativa sulle locazioni.
La questione giuridica
La controparte ha eccepito che:
- l’invalidità civile non sarebbe un presupposto espresso dalla legge;
- solo l’handicap grave (art. 3, co. 3, L. 104/92) consentirebbe il rinvio.
Il Tribunale ha però respinto questa interpretazione restrittiva.
Il principio affermato dal Tribunale
Secondo i giudici:
Lo stato di “portatore di handicap”, anche non grave, rientra tra le condizioni che legittimano il differimento dello sfratto, se incide concretamente sull’esigenza abitativa del nucleo familiare.
La norma tutela una forbice molto ampia di condizioni di salute, che va:
- dal semplice portatore di handicap
- fino al malato terminale.
Non è richiesto un livello minimo di gravità.
Il bilanciamento degli interessi
Il Tribunale ha precisato che deve sempre esserci un bilanciamento tra:
- diritto del proprietario alla restituzione dell’immobile,
- tutela della dignità e della salute del conduttore e dei suoi familiari.
Nel caso specifico:
- la disabilità non era grave,
- non incideva sulla deambulazione,
- non richiedeva assistenza domiciliare continua.
Per questo motivo il Collegio ha ritenuto congruo solo un rinvio di tre mesi, e non i 18 richiesti.
La decisione finale
Il Tribunale ha quindi:
- differito l’esecuzione dello sfratto dal 30 ottobre 2024 al 31 gennaio 2025;
- compensato le spese di lite.
Perché questa sentenza è importante
Questa pronuncia:
- conferma che non serve un handicap grave per ottenere il differimento;
- valorizza la funzione sociale dell’abitazione;
- impone al giudice una valutazione caso per caso;
- tutela le famiglie fragili senza paralizzare i diritti del proprietario.
Conclusione
La sentenza di Pescara rappresenta un punto di equilibrio tra legalità ed equità.
Chi si trova in situazioni simili dovrebbe agire tempestivamente e documentare lo stato di salute del nucleo familiare, perché il differimento non è automatico ma dipende da una valutazione concreta.

