Affitti brevi: cosa cambia con la nuova proposta di legge

affitti brevi

Perché una legge sugli affitti brevi è sempre più urgente

Il mercato delle locazioni turistiche ha visto una crescita esponenziale negli ultimi anni. In Italia si contano oltre 450.000 annunci su piattaforme come Airbnb, con la maggioranza riguardante interi appartamenti non abitati. Il fenomeno ha assunto proporzioni tali da rendere necessaria una regolamentazione chiara, capace di garantire legalità, sicurezza e sostenibilità urbana.

 

Abusivismo diffuso e controlli insufficienti

Uno dei principali problemi evidenziati è la facilità con cui si può operare in maniera abusiva. In molti casi, mancano i controlli o risultano inefficaci. La concorrenza sleale penalizza chi opera legalmente e mette a rischio l’intero ecosistema dell’accoglienza.

 

Sicurezza, tracciabilità e impatto urbano

L’assenza di strumenti efficaci di identificazione delle strutture espone le città a problemi di sicurezza. Inoltre, la proliferazione di affitti brevi sta modificando il tessuto urbano, contribuendo alla desertificazione dei centri storici. Le città rischiano di trasformarsi in luoghi esclusivamente turistici, a discapito della residenzialità e dei servizi locali.

 

Le novità della proposta di legge: CIN, minimum stay e SCIA

La bozza di legge prevede diverse novità:

  • Codice Identificativo Nazionale (CIN): per mappare e regolarizzare tutte le strutture. La proposta include l’obbligo per le piattaforme digitali di richiederlo per pubblicare annunci.
  • Minimum stay: soggiorno minimo di 2 notti in 13 città metropolitane e quasi 1000 comuni turistici.
  • Obbligo di SCIA e codice ATECO: per chi supera determinate soglie (es. più di 4 immobili), con una presunzione di attività imprenditoriale.

 

Criticità normative e richieste di modifica

Alcuni punti sollevano perplessità:

  • L’estensione dello “scopo turistico” anche a soggiorni per lavoro potrebbe creare sovrapposizioni con altri contratti già normati.
  • L’inclusione di prestazioni accessorie in un contratto di locazione semplice non è prevista dal Codice Civile.
  • Le sanzioni previste per chi non rispetta le regole sono considerate troppo basse per essere realmente dissuasive.

 

Aspetti fiscali e poteri ai comuni

La distinzione tra locazioni brevi (fino a 29 notti) e medio termine (>29 notti) ha implicazioni fiscali e operative. Si propone l’introduzione di codici tributo specifici e l’obbligo di identificazione univoca degli immobili per migliorare la tracciabilità.

I comuni chiedono più poteri per limitare gli affitti brevi nelle zone ad alta densità turistica, come già avvenuto a Venezia o con le misure urbanistiche di Firenze.

 

Conclusione

La regolamentazione degli affitti brevi è oggi più necessaria che mai. Occorre trovare un equilibrio tra libertà d’impresa, tutela della legalità e sostenibilità delle città. Il disegno di legge in discussione è un passo importante, ma servono strumenti più efficaci, controlli concreti e norme univoche a livello nazionale.

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