Affitti brevi e Codice Identificativo Nazionale (CIN): Nuove Regole dal 1° settembre

Dal 1° settembre, la gestione degli affitti brevi ha subito un’importante svolta normativa con l’introduzione obbligatoria del Codice Identificativo Nazionale (CIN) per le strutture ricettive. Questo nuovo sistema di tracciamento nasce con l’obiettivo di regolare in modo più trasparente e controllato il settore delle locazioni turistiche e brevi, un mercato in continua crescita che coinvolge oltre 500.000 immobili in Italia.

 

Cos’è il CIN e a chi si applica?

Il CIN è un codice identificativo assegnato dal Ministero del Turismo tramite la piattaforma digitale BDRS, attiva a partire da giugno 2023 in fase sperimentale. Questo codice è obbligatorio per tutte le strutture turistiche e ricettive, comprese le locazioni brevi e quelle per finalità turistiche. Il suo scopo principale è quello di censire le unità immobiliari destinate all’affitto breve, rendendo più semplici ed efficaci i controlli da parte delle autorità fiscali, come l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza.

 

Come ottenere il CIN

Il processo di richiesta del CIN avviene tramite la piattaforma BDRS, seguendo le disposizioni del Decreto del 6 giugno 2023. La fase sperimentale è partita gradualmente a giugno, coinvolgendo alcune regioni italiane, e si è conclusa entro il 1° settembre con l’estensione a tutto il territorio nazionale.

Chi possiede già un codice identificativo regionale o provinciale, ha a disposizione ulteriori 60 giorni per richiedere il CIN. La scadenza massima per completare questa procedura è di 120 giorni dalla pubblicazione dell’avviso ufficiale del Ministero del Turismo. Decorso questo termine, i proprietari inadempienti saranno soggetti a sanzioni.

 

Le nuove regole per l’affitto breve: obblighi e sanzioni

Dal 1° settembre, ogni annuncio pubblicato sui principali portali di affitti brevi (come Airbnb e Booking) deve includere il CIN. I proprietari che non aggiornano i propri annunci rischiano la cancellazione degli stessi dai portali e multe fino a 8.000 euro. L’inserimento del codice è una procedura obbligatoria per garantire la conformità normativa e consentire una maggiore trasparenza delle offerte.

Airbnb, ad esempio, ha già comunicato ai propri utenti di inserire il CIN nella sezione relativa alle condizioni e alla conformità normativa, mentre Booking richiede che il codice venga indicato nell’apposito campo “Numero di licenza” e ha introdotto un modulo dedicato, il Know Your Partner (KYP), per la raccolta di informazioni in ottemperanza alla direttiva europea DAC7.

 

Controllo degli annunci e responsabilità

Un aspetto critico della nuova normativa riguarda la verifica della veridicità delle informazioni fornite negli annunci, CIN incluso. I portali di intermediazione non si assumono la responsabilità di controllare l’esattezza o la completezza dei dati forniti dai proprietari. Tuttavia, vi sono casi giudiziari che hanno evidenziato come tali piattaforme potrebbero avere un grado di responsabilità maggiore. Ad esempio, una sentenza del Tribunale di Modena del 2021 ha stabilito che i portali devono agire con “diligenza professionale qualificata”, controllando i requisiti minimi delle strutture pubblicizzate.

Questo tema è particolarmente rilevante quando si verificano disguidi tra gli utenti e i proprietari. In alcuni casi, i turisti hanno segnalato discrepanze tra quanto pubblicizzato negli annunci e la realtà della struttura, senza però ottenere il rimborso. Le piattaforme, sebbene abbiano dichiarato di non poter essere responsabili per la correttezza delle informazioni, potrebbero comunque essere chiamate a rispondere qualora non rispettino gli obblighi di diligenza.

 

Conclusioni

L’introduzione del CIN segna un passo avanti verso una regolamentazione più rigorosa del settore degli affitti brevi in Italia. Oltre a garantire maggiore trasparenza e sicurezza per i turisti, questo nuovo strumento aiuterà a combattere l’evasione fiscale e a migliorare i controlli da parte delle autorità competenti. Tuttavia, resta aperta la questione della responsabilità delle piattaforme di intermediazione, che potrebbero dover rafforzare i propri meccanismi di verifica per evitare futuri contenziosi legali.

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