Rinuncia all’indennità di avviamento

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In base ai principi generali e in ottemperanza alla disposizione dell’articolo 79 della legge 392/1978, è da considerarsi nulla qualsiasi rinuncia preventiva all’indennità di avviamento. Tuttavia, un’eccezione si configura quando il beneficio ottenuto dal locatore è bilanciato dal danno subito in virtù dell’accordo simultaneo di prolungare la locazione a vantaggio del conduttore, caso in cui la rinuncia può ritenersi legittima (Cass. 19 marzo 1991, n. 2945). L’articolo 79 mira a impedire che, al momento della stipula del contratto, le parti eludano le norme imperanti della legge citata, ma non impedisce la possibilità di transazioni al momento della cessazione del rapporto, inclusa la rinuncia da parte del conduttore all’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale (Cass. 3 aprile 1993, n. 4041).

 

Scadenza dell’indennità di avviamento

L’articolo 8 della legge 19/1963, disciplinante il termine prescrizionale di tre anni in materia di avviamento commerciale, è da ritenersi abrogato per incompatibilità con l’articolo 84 della legge 392/1978. Secondo la Cassazione del 2 agosto 1997, n. 7168, la prescrizione del credito del conduttore per l’indennità di avviamento non inizia con la cessazione formale del contratto di locazione (poiché il diritto, sebbene sorto, non è esercitabile a causa della sua inesigibilità secondo gli articoli 34 e 69 della legge 392/1978), ma coincide con la restituzione dell’immobile senza il contemporaneo pagamento dell’indennità.

Va sottolineato che l’indennità di avviamento, diversamente dai canoni di locazione periodica, rappresenta un credito legato a specifici presupposti e deve essere saldato in un’unica soluzione. Pertanto, il suo diritto non è soggetto al termine di prescrizione dell’articolo 2948, n. 3, c.c., bensì al termine ordinario decennale dell’articolo 2946 c.c. (Cass. 13 novembre 2009, n. 240377). La data di inizio della prescrizione si individua nel momento del rilascio dell’immobile o dell’intimazione formale ex articolo 1216 c.c., in quanto solo da quel momento il credito del conduttore diventa effettivamente esigibile.

 

IVA e indennità di avviamento

Per quanto riguarda l’IVA relativa alle indennità di avviamento, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione del 3 giugno 2005, n. 73, ha precisato che l’indennità di avviamento, se corrisposta in seguito alla naturale cessazione della locazione, costituisce il corrispettivo di un’obbligazione da considerare, ai fini IVA, come una cessione di beni o una prestazione di servizi, in conformità all’articolo 3, primo comma, del d.P.R. 633/1972. La risoluzione esclude l’applicazione dell’articolo 15, primo comma, del d.P.R. 633/1972, poiché l’indennità di avviamento non ha carattere risarcitorio, ma rientra nella figura della cessione di beni o della prestazione di servizi secondo l’articolo 3, primo comma, del d.P.R. 633/1972.

Nonostante l’apparente natura risarcitoria implicita nel termine “indennità”, la risoluzione suggerisce di non lasciarsi fuorviare, poiché non tutte le indennità sono esclusivamente risarcitorie e possono, invece, costituire operazioni di cessione di beni, come nel caso dell’indennità di esproprio per pubblica utilità, che, pur rimanendo un risarcimento per la perdita di un bene, è considerata un’operazione imponibile in quanto comporta una cessione di beni (Corte di Giustizia europea, 15 dicembre 1993, causa C-63/92).

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